Tragedia al CSM di Trieste: due morti in un mese

Psicofarmaci

L’ombra della contenzione chimica nella “capitale della psichiatria”

Il recente e drammatico ritrovamento del corpo senza vita di una giovane di 25 anni all'interno di un bagno del Centro di Salute Mentale (CSM) di via Gambini – il secondo caso in soli trenta giorni – impone una riflessione urgente e non più rimandabile sulla reale natura dell'assistenza psichiatrica a Trieste.

Nonostante la città sia celebrata nel mondo come la capitale della psichiatria riformata e del "no alla contenzione", i fatti recenti suggeriscono una realtà ben più complessa e inquietante. Il vanto della rinuncia alla contenzione meccanica (fasce e letti di contenzione) sembra aver lasciato il posto a una forma di controllo invisibile ma altrettanto violenta: la contenzione chimica.

L'ipotesi del legame tra farmaci e suicidio È necessario accendere un faro sulla somministrazione massiccia di molecole che, paradossalmente, annoverano il suicidio e l'ideazione suicidaria tra i propri effetti collaterali riportati nei foglietti illustrativi. In particolare, l'attenzione si sposta sull'acatisia, una condizione di estrema irrequietezza motoria e tormento interiore, spesso indotta da farmaci neurolettici e antidepressivi.

"Il farmaco non cura il conflitto, lo mette a tacere attraverso l'annullamento della coscienza. Quella che chiamano 'terapia' è spesso solo una camicia di forza chimica che trasforma la sofferenza in torpore, e l'irrequietezza in agonia invisibile che può spingere fino al gesto estremo."  (Giorgio Antonucci)

Dalla contenzione fisica a quella farmacologica Il modello ‘no restraint’ (nessuna contenzione) non può basarsi sul semplice baratto tra catene di cuoio e "catene chimiche". Se la libertà di movimento è garantita a prezzo di un ottundimento farmacologico che può spingere verso l'autodistruzione, ci troviamo di fronte a un fallimento terapeutico e umano.

  • Chiediamo chiarezza: È necessaria un'indagine rigorosa della magistratura per verificare i protocolli farmacologici applicati nei due casi di decesso avvenuti a Trieste nell'ultimo mese, senza limitarsi alle cartelle cliniche ma tramite perizie tossicologiche sui corpi delle vittime.
  • Monitoraggio degli effetti collaterali: Bisogna smettere di ignorare il legame diretto tra trattamenti psichiatrici pesanti e atti di autolesionismo. La trasparenza sull'uso di molecole che inducono distacco dalla realtà deve essere totale.

“La diffusa narrativa che dipinge l’Italia come un paradiso psichiatrico” afferma il CCDU “si scontra con l’evidenza dei fatti. Molti sedicenti basagliani predicano bene ma razzolano male. Una psichiatria senza contenzione deve essere dedita all’ascolto della persona, e non limitarsi a stordirla fino al punto di vedere il suicidio come unica via di uscita.”

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